ALCHIMIA DI LEGNO E FUOCO

Ol Poiàt e Ol Carbunèr
La produzione del carbone di legna con il metodo della carbonaia “poiat”
IL RACCONTO

La Val Cavallina ammantata di boschi cedui di castagni e di faggi, non poteva mancare di dar vita ad un mestiere dipendente da questo suo patrimonio, il mestiere del carbonaio, che fu uno dei fondamenti della sua economia, perché il “carbone dolce” prodotto negli “aral” soddisfaceva ai bisogni del territorio. Col termine di carbonizzazione si intende la trasformazione del legno mediante calore effettuata in ambiente povero d’aria o addirittura fuori dal contatto con l’aria. Il metodo usato per ottenere il carbone vegetale è quello della carbonaia di bosco, comunemente chiamata “poiat”. A Gaverina c’è una località denominata “Carbonale” ad indicare la radura dove i carbonai innalzavano le carbonaie. Di queste radure in mezzo ai boschi della valle se ne trovano parecchie, anche se il “carbone dolce” non si produce più, sostituito un po’ alla volta da altre fonti energetiche. L’itinerario si ispira, quindi, alla vita e al lavoro del Carbonaio, un mestiere antico, molto praticato tra la metà del 700 e dell’800 ed ancora in uso sino al 1945.

LE TAPPE
  1. Sala dell’Accoglienza
  2. Sala del Racconto
  3. Bosco
  4. Casa del Carbonaio
  5. La Carbonaia (Ol Poiàt)
  6. Sala della Comunità
  7. Sala Casa Bergamasca

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LE ATTIVITÀ

Sin dalla Sala dell’Accoglienza, la “poiat” verrà presentata come la pratica di un mondo antico che attraverso l’”alchimia” di elementi naturali (legno e fuoco) produceva il carbone richiesto dalle fucine e dai magli della zona per la fusione dei metalli.

Dopo l’esplorazione “virtuale” del territorio e della Valle attraverso i murales della Sala del Racconto, il percorso sul campo attraversa l’ambiente naturale della Valle, stimolando i partecipanti a scoprire dal vivo l’importanza per l’uomo di un bosco naturale che è protetto e protegge. Si impareranno a riconoscere alberi, fiori, erbe e piante ma anche a riconoscere la funzione che esso svolge, specie nei territori montani, per la difesa del suolo dai dilavamenti e dalle erosioni.

L’itinerario prosegue, poi, presso la Casa del Carbonaio. Si tratta di un aula didattica progettata come ri-proposizione della capanna in cui i carbonai vivevano durante la loro permanenza di 4-5 mesi nel bosco. Al suo interno verranno illustrati e mostrati gli oggetti e le pratiche dei carbonai per lo svolgimento del loro mestiere e verrà proposto un percorso di riconoscimento delle diverse tipologie di legna.

La carbonaia era un vero e proprio impianto chimico, anche se rudimentale, e i carbonai dei Paesi della Val Cavallina non conoscevano le regole teoriche che lo disciplinavano ma sapevano i principi pratici e si basavano su un patrimonio di esperienze che passavano da una generazione all’altra.

L’attività di e-laborazione prevista nell’ambito di questo itinerario trae spunto da questo trasferimento di saperi e propone, in un’area prossima all’aula didattica, l’esplorazione diretta di una carbonaia e la partecipazione attiva alla scarbonatura. Ogni partecipante porterà a casa un sacchetto col carbone prodotto.

Le tappe nella Sala della Comunità e nella Sala della Casa Bergamasca concluderanno l’itinerario con la compilazione della “scheda di osservazione” e le conclusioni sull’esperienza vissuta.

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